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29-1-2009 - ALIMENTAZIONE. Prodotti bio: troppo costosi e introvabili

 

Si è conclusa la prima edizione del progetto di educazione alimentare "Bioalimenta il domani" di Legambiente e Rigoni di Asiago dedicato agli alunni delle scuole secondarie di primo grado: la maggior parte degli intervistati si dice soddisfatta della qualità del proprio consumo alimentare, che prevede l'uso di ingredienti biologici almeno saltuariamente.
 
Sono soddisfatti della qualità del cibo che consumano ogni giorno, esprimono apprezzamento per chi mangia bio e, in gran parte, preferirebbero muoversi in bicicletta. Ecco la foto che emerge dall'indagine realizzata nel corso dell'anno scolastico 2007-2008 per "BioAlimenta il domani", il progetto di educazione alimentare di Legambiente e Rigoni di Asiago dedicato agli alunni delle scuole secondarie di primo grado.

"Con Bioalimenta il domani - ha dichiarato Rossella Muroni direttore generale di Legambiente - abbiamo voluto coinvolgere le scuole in un progetto di educazione alimentare legato ai problemi della quotidianità, per spiegare le relazioni che legano la salute dei consumatori e dell'ambiente con le pratiche produttive, con l'obiettivo di diffondere la conoscenza dei processi di filiera e l'impatto sul Pianeta. Attraverso l'alimentazione è possibile infatti, ricostruire la propria storia, la propria cultura, le relazioni con il territorio, per offrire ai ragazzi l'opportunità di poter essere protagonisti delle scelte che determineranno anche il loro futuro".

Le classi che hanno partecipato al progetto sono state 2200, oltre 1700 le schede complete compilate da famiglie e alunni su atteggiamenti, abitudini alimentari e consumo di prodotti biologici. E' emerso, ad esempio, che l'81% delle famiglie intervistate sono convinte che si faccia un eccessivo uso di pesticidi in agricoltura e che si utilizzi troppa energia per produrre frutta e verdura fuori stagione (69%).

La maggior parte delle famiglie dichiara poi di essere soddisfatta (molto: 13%, abbastanza: 72%) della qualità del proprio consumo alimentare, che prevede l'uso di ingredienti biologici almeno saltuariamente - nel 43% dei casi- ma anche abbastanza spesso nel 19% e molto spesso nel 9%. Il 57% del campione fa parecchio attenzione alla provenienza del prodotto alimentare e ben l'80% ritiene ci sia un uso eccessivo di imballaggi superflui.

Dal campione emerge anche una discreta sensibilità rispetto alle problematiche sociali con un 79% degli intervistati che considera l'eccessivo uso delle risorse da parte dei paesi industrializzati quale causa della disparità economica tra Nord e Sud del mondo. L'83% pensa di poter incidere sulle imprese e i meccanismi economici con le proprie scelte d'acquisto e si dichiara disponibile ad aumentare il consumo di prodotti biologici per contribuire a salvaguardare l'ambiente (82%). Più della metà (54%) delle famiglie coinvolte nell'indagine poi, ritiene scarsa e inadeguata l'etichettatura dei cibi, contro un 37% che invece pensa sia corretta.

Tra le cause del limitato consumo di prodotti biologici, oltre la metà del campione (56%), indica il prezzo troppo elevato mentre un 14% segnala la difficoltà di reperimento e un altro 14% la scarsa sensibilità dei consumatori.

Per quanto riguarda l'edizione 2009 del progetto, esso avrà come "protagonisti" il biologico e il suo utilizzo nelle mense scolastiche con un percorso educativo dedicato agli studenti e un'indagine rivolta agli istituti per capire quali criteri alimentari utilizzano nella scelta dei pasti per gli alunni.

Dall'asilo nido alla scuola d'infanzia, dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado, è tra i banchi di scuola ed i tavoli della mensa che i bambini possono iniziare ad acquisire le conoscenze per un sistema alimentare equilibrato e vario. Per questa ragione Legambiente e Rigoni di Asiago con l'indagine di "BioAlimenta il domani 2009" andranno a verificare l'interesse di istituti scolastici e amministrazioni pubbliche ad orientare i ragazzi verso scelte di consumo sicure per la salute e socialmente sostenibili.

2009 - redattore: VC
 

 

http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=21867

 

10-9-2008 - Il futuro del marketing è nella sua sostenibilità sociale.

Ricordo ancora oggi la mia prima lettura di “Marketing Management” di Philip Kotler, erano gli dell’Università.
Venni travolto dal metodo scientifico con cui si strutturava e sviluppava il corso di una disciplina, che sarebbe divenuta per me “pane di vita quotidiana”: il marketing.
Nella mia ventennale attività di consulenza, sia della pianificazione strategica che nella formazione manageriale, ho incrociato sensibilità diverse nell’approccio all’idea del marketing, molte condivisibili, altre (moltissime) meno. Quest’ultime erano, soprattutto, quelle che non si facevano contaminare dall’idea del “sociale”, o meglio di quella responsabilità socialmente rilevante che pervade l’azione di marketing.
Ecco il “marketing sociale”, un altro concetto introdotto da Kotler, capace di differenziarsi dall’onnipresente binomio commercio/profitto facendo propria l’idea di “benefico” per il cliente-consumatore.
Credo che ogni azione di marketing debba necessariamente porsi in riferimento alla
componente sociale del suo intervento, valutarne così le dinamiche e i risultati. Definire in circuito virtuosocapace di generare benessere, soddisfacimento e propserità individuale e generale.
Virtù? Sì. Perseguire e compiere costantemente il bene.
Il futuro del marketing dipende da questa variabile.
Il suo futuro è nella sua sostenibilità sociale.

Seneca, nei “Dialoghi”, afferma: << Il sapiente non acccetterà entro la soglia di casa sua nessun denaro  di provenienza sospetta: non rifiuterà, però, nè respingerà le grandi ricchezze, dono della fortuna e frutto della virtù >>.

Roberto De Donno

www.dedonno.net

 

6-9-2008 - Recensioni

 

Dalla lettura di questi post sottolineiamo che anche nuovoecosistema incontra le stesse difficolta sottolineate sia con le istituzione che con le imprese.

Ci gratifica il fatto che il lavoro svolto è a tutti gli effetti marketing territoriale e disponiamo delle competenze per soddisfare le richieste che venissero dalla istituzioni e dalle imprese.

Sviluppo e promozione del territrio? la svolta è il direttore marketing

Molto spesso mi capita di discutere per ore con sindaci, amministratori locali, imprenditori e professionisti sulle necessità di avviare nuovi strumenti e pratiche di sviluppo locale per promuovere una crescita sostanziale del territorio.
In queste ultime settimane dal Veneto arrivano buone notizie circa l’avvio di alcuni percorsi formativi per la realizzazione di una nuova figura professionale,una sorta di super manager per i distretti: l’agente di sviluppo.
Una scelta importante, poichè incide direttamente sull’organizzazione e la pianificazione aziendale, così come sull’elaborazione strategica degli indirizzi commerciali e di mercato.
Credo che una via del genere, con le dovute differenziazioni strutturali e socio-territoriali, possa essere intrapresa anche dagli enti locali.
Ho la convinzione, oramai da più di 10 anni, che ogni comune d’Italia, ha la necessità impellente di avere a sua disposizione una figura professionale specializzata in determinati compiti: quelli relativi esclusivamente alla promozione e alla comunicazione territoriale.
Una figura che si colloca in staff rispetto all’organigramma amministrativo del comune, che svolga funzioni di direzione strategico-operativa nell’ambito del marketing territoriale.
Sì, un vero e proprio “direttore” di marketing, capace di definire un indirizzo di sviluppo e di promozione del territorio, com’anche di gestione delle relazioni pubbliche e dei rapporti con i media.
Una figura fondamentale, che potrebbe nascere da percorsi formativi ad hoc, in una collaborazione o partnership tra enti locali e scuole/istituti di formazione, tra comuni e associazioni di categoria.
Il Direttore Marketing con ruoli estremamente innovativi.
La vera “svolta” strategica dei territori.

per maggiori info: www.dedonno.net


La questione è importante, le ricerche dimostrano infatti di come le iniziative create sulla base esclusiva di finanziamenti pubblici, sviluppino un minor appeal sul beneficiario dell'iniziativa.
Questo a causa di 2 fattori:
1) Il "modello protezionistico" creato attraverso il finanziamento pubblico produce effetti negativi come già ampiamente dimostrato anche su scala nazionale.
Infatti questo atteggiamento porta all'esclusione a livello decisionale e strategico di coloro che dovrebbero trarne i benefici ed ad un conseguente disinteressamento rispetto all'attuazione dell'iniziativa.
2)Le conseguenze del mancato supporto all'iniziativa, portano nella maggioranza dei casi ad un nulla di fatto, che si trasforma in un ulteriore conferma alla mentalità disfattista degli operatori che riconducono l'insuccesso ad una scarsa partecipazione delle istituzioni.
Consideriamo tuttavia anche l'altra faccia della medaglia.
Nonostante le iniziative autoprodotte direttamente dagli operatori siano nella maggior parte dei casi le uniche ad aver creato dei casi di successo, è anche vero che i finanziamenti privati stentano a decollare.
La scarsità di fondi in questi casi crea iniziative di minor appeal rispetto al cliente finale.
La considerazione positiva comunque è che a fronte di budget ridotti, l'iniziativa diretta del privato porta ad un maggior livello di partecipazione degli operatori ed ad una conseguente maggior soddisfazione dei risultati ottenuti.
Dal punto di vista dell'apporto di risorse private c'è da considerare un altro elemento depotenziante:
Lo scarso impegno sulla comunicazione dimostrato dai singoli operatori.

Dalle analisi svolte su commissione del CAT della regione Toscana, risulta che nonostante le avversità del mercato negli ultimi 5 anni, il 50% circa delle piccole imprese interpellate non ha fatto nessuna azione per modificare queste condizioni. Solo il 10% dichiara di aver provveduto alla creazione di un sito internet per promuovere i propri servizi e/o prodotti.
Il 16% dichiara di essere intervenuti sul prodotto o sull'assortimento della merce.
La soluzione quindi non è semplice.

Sicuramente il privato deve impegnarsi ad interfacciarsi maggiormente con il pubblico così da massimizzare i risultati derivanti da un giusto apporto economico (disponibile nell'ambito pubblico) ed un sufficiente ed efficace know-how
(sicuramente riscontrabile all'interno di aziende private).

Riccardo Nesti
Key Account Manager, Scamper Consulting Network

 

9-8-2008 - E' boom del turismo enogastronomico

vale cinque miliardi

 

Città del vino, strade del gusto, soggiorni in agriturismo e visite a cantine e frantoi.

E' l'enogastronomia il vero motore trainante del turismo all'insegna del Made in Italy. Una gallina dalla uova d'oro che vale 5 miliardi di euro.

Questo particolare tipo di vacanza alla scoperta del gusto attrae un numero sempre maggiore di italiani e tra gli stranieri, in particolare, svedesi (70%) e americani (58%)

Sono sempre più i turisti che scelgono una vacanza nel nome del buon bere e del buon mangiare.

E l'offerta italiana non li delude di certo.

Oltre ai diciottomila agriturismi presenti lungo lo Stivale, luoghi ideali dove riscoprire i sapori delle tradizioni, sono aperti al pubblico ben 57.530 frantoi, cantine, malghe e cascine dove è possibile sostare, degustare e comperare i prodotti della buona tavola.

Dalla mozzarella di bufala in Campania al formaggio Asiago in Veneto, dal pecorino della Sardegna al prosciutto San Daniele nelle montagne del Friuli, dal vino Barolo del Piemonte alla Fontina in Valle d'Aosta, dal limoncello campano al Caciocavallo del Molise  sono alcuni dei souvenir più richiesti dai turisti per portare un ricordo appetitoso dei luoghi di vacanza.

"Il patrimonio agroalimentare nazionale  ha conseguito primati mondiali nei vini, nei prodotti a denominazione di origine, nel biologico e nelle specialità tradizionali.

Il cibo e la buona cucina sono per quasi due italiani su tre (63%) il simbolo del Made in Italy e battono la cultura e l'arte fermi al 24%, la moda con l'8%, la tecnologia (3%) e lo sport (2%) secondo un nostro sondaggio online".

 

8-8-2008 - L’approccio consumer-ethic driven nell'innovazione di prodotto.

Il presente lavoro, parte dall’assunto che la crescente sensibilità dei consumatori verso tematiche sociali ed ambientali possa rappresentare per il marketing un’opportunità per lo sviluppo di nuovi prodotti e per l’individuazione di nuovi mercati. 
La crescente consapevolezza verso i rischi ambientali e i problemi sociali nel mondo ha contribuito  a far emergere nel consumatore un “nuovo bisogno”.

Un bisogno che incide sul comportamento d’acquisto caratterizzato, non solo esclusivamente dalla necessità di soddisfare un’esigenza individuale, ma anche dalla necessità di colmare il bisogno (“gratificante”) di contribuire, con un  determinata scelta d’acquisto, al benessere collettivo. 

Seguendo il Link trovate PDF da scaricare: Rapporti, analisi, convegni.


http://www.nuovoecosistema.it/download/11.php

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